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inserito il 29/10/2016
Giubileo diocesano delle Confraternite


Omelia pronunciata da sua eccellenza il Vescovo nella santa Messa del 29 ottobre 2016 - Gubileo Diocesano delle Confraternite

Mileto - Basilica Cattedrale

Benvenuti nella nostra Basilica Cattedrale per il vostro Giubileo tanto atteso. Un pensiero grato rivolgiamo a Mons. Monteleone, che ha preparato con voi questa giornata, ma che stasera per problemi di salute non è tra noi. Lo ricordiamo con affetto e con la preghiera.
            Il compito che Papa Francesco ci ha assegnato per questo anno giubilare straordinario è espresso nell'esortazione "Siate misericordiosi come il Padre". Siamo qui convocati questa sera per fare esperienza ancora una volta della misericordia e del perdono del nostro Padre buono e per domandarci se abbiamo apprezzato ed abbiamo fatto progressi nel vivere di misericordia e nello scambiarci il reciproco perdono. Possiamo dire che siamo diventati più pazienti, comprensivi, misericordiosi con gli altri, con i nostri familiari? Tra confratelli abbiamo imparato ad avere rapporti di fraternità? o abbiamo mantenuto, come spesso capita, le divisioni interne senza sforzarci di creare relazioni più collaborative e sincere? Le nostre attività sono collaborative e costruttive per le nostre comunità?
            Nella Bibbia il Giubileo ogni 50 anni rappresentava un momento determinante di cambiamento nella vita personale e nella vita della comunità. Avuto il perdono di Dio, si ripartiva con animo diverso e con uno stile nuovo nei rapporti con gli altri. Niente restava come prima: niente più rancori, niente debiti di nessun genere con nessuno. Ogni negatività, inimicizia, ogni spirito di vendetta veniva cancellato e purificato. A condurre il popolo unito e compatto doveva essere Dio.
            Da questo impariamo anche noi che essere toccati dalla misericordia di Dio è una cosa vitale e non può lasciare indifferente il cuore. Ne abbiamo l'esempio nella vicenda di Zaccheo, di cui abbiamo sentito nel Vangelo. Zaccheo è un uomo che nella vita ha pensato solo ad arricchirsi anche con imbrogli e ladroneggi, visto il mestiere di esattore delle tasse che faceva. Non gli importava altro. Non per nulla vive a Gerico, la città ritenuta da tutti come un luogo di male, di corruzione ed indifferente ad ogni vita religiosa. Si sentiva pago di se stesso e gli bastava. Di Dio non gli importava nulla anche se certamente non si considerata non credente. Un po' come tanti di noi che dicono "Sono credente anche se non praticante". Come dire: Dio c'è, ma io faccio a modo mio!
            Ma un giorno Zaccheo, come noi stasera qui in Cattedrale, ha la ventura di imbattersi in Gesù, che si trovava a passare da Gerico. Non poteva immaginare quello che gli sarebbe accaduto da lì a poco. E' solo un curioso che ha sentito parlare di questo Gesù e vuole vederlo come è fatto. Essendo basso di statura era salito su un albero di sicomoro in attesa che Gesù passasse di là. Guarda caso, proprio da quel sicomoro inizia il suo cammino giubilare che lo porterà a convertirsi e a stravolgere la sua vita: celebra il suo giubileo straordinario della misericordia. Non se lo aspettava, ma quando Gesù passa sotto il suo albero, si sente invitare a scendere subito perchè vuole essere ospite a casa sua. In quel momento Zaccheo ha attraversato la sua porta santa, la porta della misericordia.
            Chissà cosa avrà pensato in cuor suo durante quel tragitto penitenziale, toccato ed accompagnato da Gesù. Come si sarà gongolato davanti alla gente che lo guardava, chissà, con un po' di invidia. Una cosa è certa: Zaccheo toccato dalla misericordia non sarà più lo stesso di prima. Si ravvede radicalmente perchè si è sentito accolto amorevolmente da Gesù; non si sente giudicato, disprezzato, scartato da Gesù, come invece forse aveva sempre fatto quella gente del corteo. Capisce così che ci può essere uno stile diverso di vivere che non mette al centro il denaro, il possesso, l'egoismo, il rancore vendicativo, la diffidenza verso gli altri. Percepisce tutto questo nel momento in cui Gesù gli dice: "Scendi subito dall'albero perchè oggi devo fermarmi a casa tua". Gesù non si era lasciato intimorire e condizionare dalla ipocrisia della gente. Questa, infatti, subito si scandalizza: "Come? lui che è un uomo di Dio, un profeta va nella casa di un peccatore?" Potremmo aggiungere: "Ma come Gesù che è Dio prende a braccetto un peccatore che lo ha offeso in tanti modi vivendo pubblicamente nel peccato?
            Gesù non bada a questi pregiudizi, anzi col suo modo di fare mette in crisi tutti noi. Fino a che punto noi siamo capaci di metterci sotto i piedi l'orgoglio e andiamo a fare pace con uno che ci ha offeso? Io andare da lui? Mai sia! Lui, se mai, deve venire a chiedermi scusa! Senza rinunciare magari dentro di noi ad aspettare il momento giusto per vendicarci e fargliela pagare per quello che ci ha fatto. E questo avviene anche tra confratelli, tra membri della stessa confraternita.
            Non abbiamo capito nulla, anzi in quel modo tradiamo lo spirito della confraternita. Prima di ogni atto religioso, ci insegna Gesù, "Va' a riconciliarti con tuo fratello, poi vieni e fai la tua offerta all'altare", prima riconciliati e poi vieni e celebra il tuo Giubileo.
            Se riusciamo a mettere da parte qualsiasi risentimento e ci lasciamo toccare il cuore dalla misericordia di Dio, allora avvengono i miracoli insperati. Come avviene a Zaccheo, il quale, davanti al gesto riconciliante di Gesù, si alzò e disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Zaccheo è diventato un altro e non si preoccupa più del giudizio della gente. E Gesù commenta: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza perchè anch'egli è figlio di Abramo", anche lui è figlio di Dio.
            A questo cambiamento radicale di vita è arrivato perchè, mentre tutti sulla strada di Gerico procedevano distratti da tante cose, Gesù sotto il sicomoro "alzò lo sguardo" ed incrociò gli occhi di Zaccheo. Gesù si muove e con quello sguardo di misericordia provoca la conversione di Zaccheo. E abbiamo sentito che non si è trattato di un fuoco di paglia che si è spento subito. Zaccheo ha ripreso in mano la sua vita ed è cambiato radicalmente. E' quello che dovrà seguire anche al nostro Giubileo. Toccati da Gesù, questa sera, non possiamo più restare gli stessi, arroccati nei nostri castelli, nelle nostre usanze e tradizioni che non smuovono la volontà per lasciarsi prendere e accompagnare da Gesù.
            Le confraternite non sono vetrine di cose vecchie e vuote da ammirare, ma scuole di vita cristiana dove si impara lo stile del Vangelo. Per questo è necessario scendere dall'albero, come fa Zaccheo, per ripartire nuovi dentro.
            Il Giubileo, allora, dovrà significare per tutti voi la svolta decisiva per ritornare ad essere "cellule vitali" delle vostre comunità parrocchiali e ringiovanire, così, la Chiesa, come auspica il recente documento della Congregazione della Fede "Iuvenescit Ecclesia". Le confraternite, le associazioni ed i movimenti ecclesiali, cioè, ricorda il documento, sono doni dello Spirito Santo alla Chiesa per farla ringiovanire. Questo è lo scopo della nostra appartenenza ad una confraternita. "Dio ci renda degni della sua chiamata, ci ha esortato S. Paolo nella seconda lettura (2Tess. 1,11-22), e con la sua potenza porti a compimento ogni proposito di bene e l'opera della vostra fede perchè sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi". La gloria di Dio, più che la nostra affermazione, dobbiamo avere come spinta ed obiettivo nella vita confraternale. Sfaldiamo alla radice le fratture e le divisioni interne che spesso hanno caratterizzato e talora caratterizzano i rapporti tra confratelli. E' un contro senso. Una confraternita litigiosa è di scandalo per la comunità, per cui è meglio che si sciolga. Una confraternita deve testimoniare al suo interno la fraternità.
            Concludo con l'invito di Papa Francesco ad essere sempre solleciti a ricorrere e ad appellarci alla misericordia di Dio valorizzando di più il Sacramento del perdono e della riconciliazione. Chiedere perdono e confessarsi significa essere avvolti dall'abbraccio misericordioso di Dio. Come disse il Papa qualche tempo fa in una Udienza generale "Ogni volta che noi ci confessiamo, Dio ci abbraccia, Dio fa festa! Andiamo avanti su questa strada". (Udienza del 19 febbraio 2014).
            Con queste parole finali di Papa Francesco auguro a tutti voi di riprendere il cammino post-Giubileo con entusiasmo nuovo e voglio invitarvi ad essere parte attiva per prepararci tutti a vivere il prossimo Sinodo Diocesano con la forza di Dio e dello Spirito Santo. La Madonna che si è lasciata prendere totalmente dallo Spirito Santo, sia il modello delle nostre Confraternite e ci accompagni sempre nel cammino di fede. Così sia.

+ Luigi Renzo                       
Vescovo di Mileto - Nicotera - Tropea

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